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	<title>Studio Del Cesta</title>
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		<title>Ci trovate sul nostro nuovo blog al sito www.pc-crash.it</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 15:44:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Studio Del Cesta]]></category>

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Vi aspettiamo sul nuovo sito!</p>
<p style="text-align: left;"></div></div></div>
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		<title>Una riflessione sull&#8217;eccesso di velocità</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2016 10:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Stradale]]></category>

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<p>Nel sentire comune l&#8217;eccesso di velocità è sicuramente annoverato fra le principali cause di incidenti stradali. Ma quanto si è effettivamente coscienti di cosa realmente significhi velocità eccessiva?</p>
<p><span id="more-11319"></span></p>
<p>Per una piena comprensione del fenomeno è necessario tradurre in “numeri” questa “sensazione”, cioè arricchire la nostra percezione con una quantificazione misurabile e oggettiva. In questo articolo cercheremo di raggiungere lo scopo attraverso un piccolo esempio, che sicuramente fa parte del bagaglio dell’esperienza di guida comune di tutti noi.</p>
<p><a href="#"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/07/A24-Sodera.jpg" alt="Galleria autostrada" width="220" height="141" class="alignright size-full wp-image-11325" /></a></p>
<p><span style="font-style: italic;">È una calda giornata estiva di pieno sole… Siamo in autostrada, in, in procinto di entrare in una galleria. L’ombra che ne avvolge l’ingresso contrasta con la luce accecante dell’esterno. Non riusciamo a vedere dentro la galleria per più di una manciata di metri&#8230;</span></p>
<hr/>
<p><a href="#"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/07/incidente_2_0-300x169.jpg" alt="incidente_2_0" width="300" height="169" class="alignleft size-medium wp-image-11335" /></a></p>
<p style="font-style: italic;">
&#8230; Siamo all’ingresso. Osserviamo il cartello che ci impone un limite di <span style="font-weight: bold;">110 km/h</span>, ma decidiamo che vogliamo arrivare alla nostra meta prima possibile. I <span style="font-weight: bold; color:#ff0000;">120 km/h</span> che abbiamo tenuto fino a quel momento vanno benissimo anche per la galleria. Siamo ormai entrati, lasciandoci il sole infuocato alle spalle, mentre i nostri occhi si adattano al buio. Scorgiamo qualcosa, luci: rosse, arancioni. Ci sono automobili ferme, a 90 metri da noi!!!! Premiamo il pedale del freno al massimo. Le auto si avvicinano sempre più, ma non riusciamo a fermarci. Tamponiamo la fila di macchine ad oltre 50 km/h&#8230; Gli aribag si aprono, il fumo ci entra nel naso… Siamo sottosopra, sentiamo grida, rumore di lamiere…
</p>
<hr/>
<p><a href="#"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/07/Coda-in-galleria-foto-tratta-dal-sito-tuttoggi.info_-780x585-300x225.jpg" alt="Coda-in-galleria-foto-tratta-dal-sito-tuttoggi.info_-780x585" width="300" height="200" class="alignright size-medium wp-image-11339" /></a></p>
<p style="font-style: italic;">
… Siamo all’ingresso della galleria. Osserviamo il cartello che ci impone un limite di <span style="font-weight: bold;">110 km/h</span>, <span style="font-weight: bold; color:#00ff00;">rallentiamo</span>. Siamo ormai entrati, lasciandoci il sole infuocato alle spalle, mentre i nostri occhi si adattano al buio. Scorgiamo qualcosa, luci: rosse, arancioni. Ci sono automobili ferme, a 90 metri da noi!!!! Premiamo il pedale del freno al massimo. Le auto si avvicinano sempre più, ma fortunatamente ci fermiamo in tempo. Accediamo le 4 frecce per segnalare il pericolo ai veicoli dietro di noi…
</p>
<hr/>
<p>&#8230;</p>
<p>Non sembra possibile che due scenari talmente diversi siano determinati da una differenza di velocità di soli 10 km/h! Sicuramente una velocità di 120 km/h non la definiremmo “eccessiva” a fronte di un limite di 110km/h. Eppure, quei risibili 10 km/h, potevano forse salvare delle vite (magari anche la nostra). Come è possibile?</p>
<h3>Per capirne il motivo, dobbiamo passare dai numeri.</h3>
<p>A 90 metri da noi, si trova una fila di macchine ferme. Gli occhi informano il cervello. Il cervello elabora l’informazione, capisce il pericolo, manda un comando. Il segnale elettrico corre nel nostro corpo, scende fino al piede. Il piede si alza e preme il pedale del freno. Sono passati circa 0,8 secondi. In questi 0,8 secondi, alla velocità di 120 km/h abbiamo percorso circa 26,5 metri. L’impianto frenante pompa olio nelle pinze. I dischi vengono compressi, la nostra auto inizia a frenare fino all’intervento dell’ABS. Sono passati circa 0,2 secondi e abbiamo percorso altri 6,5 metri. Continuiamo a premere il pedale, sperando di fermarci, 57 metri ci separano dalle macchine davanti a noi. Le urtiamo.</p>
<p>Perché?</p>
<p>Nella fase di frenata, la distanza percorsa dipende quadraticamente dalla velocità all’inizio della frenata. Partendo dalla velocità “vi”, nel momento in cui si attiva l’ABS, per fermarsi completamente, con decelerazione <span style="font-style:italic;">a</a>, è necessaria una distanza di frenata pari a:</p>
<p><a href="#"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/07/Cattura-300x89.jpg" alt="Cattura" width="300" height="89" class="aligncenter size-medium wp-image-11342" /></a></p>
<p>Questo significa che partendo da 110 km/h, abbiamo bisogno di circa 63 metri per fermarci. Mentre partendo da 120 km/h, abbiamo bisogno di 75 metri. Cioè 12 metri in più (e non 6 metri in più, che avremmo nel caso in cui la dipendenza distanza/velocità fosse lineare).</p>
<p>A questo, dobbiamo sommare il fatto che, andando più veloce, durante il tempo di reazione percorriamo più distanza. In particolare, procedendo a 120 km/h, anziché a 110 km/h, nella fase di reazione percorriamo (120-110)/3.6*0.8=2,5 metri in più. Lo stesso vale per la fase cosiddetta di azionamento dell’impianto frenante (in cui l’impianto pompa olio nelle pinze dei dischi). Come risultato, abbiamo 3 metri in meno per frenare, mentre ce ne occorrerebbero 12 in più. Quindi per frenare ci mancano 15 metri! Proprio quei 15 metri che ci avrebbero permesso di fermarci, anziché tamponare la fila di macchine a oltre 50 km/h.</p>
<p><figure id="attachment_11345" style="width: 500px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/07/confronto_vel.jpg" target="_blank"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/07/confronto_vel-300x91.jpg" alt="Differenza di percorso per due veicoli che, partendo dallo stesso punto, reagiscono al pericolo e frenano con velocità iniziale diversa." width="500" class="size-medium wp-image-11345" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Differenza di percorso per due veicoli che, partendo dallo stesso punto, reagiscono al pericolo e frenano con velocità iniziale diversa.</figcaption></figure></p>
<p><b>Cosa dobbiamo trarre da questo esempio?</b></p>
<p>Che la percezione della eccessiva velocità non è sempre allineata al reale pericolo, e che dovremmo sempre regolare la velocità tenendo conto della nostra effettiva possibilità di avvistamento. In questo può esserci di aiuto la tabella seguente, di cui dovremmo far tesoro.</p>
<p style="font-style: italic; font-size: 90%;">
Massima velocità di guida, per potersi arrestare in tempo in caso di ostacolo imprevisto, in funzione della distanza di visibilità. Conteggi effettuati considerando un tempo di reazione di 0,8 secondi e un tempo di salita dell&#8217;impianto frenante di 0,2 sec. Per tempi di reazioni superiori, la massima velocità si riduce. Valori arrotandati per difetto.
</p>
<table style="color: #fff; background: #4caf50; padding-top: 11px; padding-bottom: 11px;">
<tbody>
<tr style="border: 1px solid #ddd; color: #fff;">
<th style="color: #fff;" rowspan="2">
Distanza di visibilità (in metri)
</th>
<th style="color: #fff;" colspan="2">
Massima velocità per riuscire ad arrestarsi in tempo (in km/h)
</th>
<tr style="border: 1px solid #ddd; color: #fff;">
<th style="color: #fff;">
asfalto asciutto <br/>(coeff. d&#8217;attrito = 0,76)
</th>
<th style="color: #fff;">
asfalto bagnato <br/>(coeff. d&#8217;attrito = 0,46)
</th>
</tr>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
10
</td>
<td>
26
</td>
<td>
22
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
20
</td>
<td>
42
</td>
<td>
35
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
30
</td>
<td>
55
</td>
<td>
46
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
40
</td>
<td>
67
</td>
<td>
55
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
50
</td>
<td>
77
</td>
<td>
63
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
60
</td>
<td>
86
</td>
<td>
70
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
70
</td>
<td>
94
</td>
<td>
76
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
80
</td>
<td>
102
</td>
<td>
83
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
90
</td>
<td>
110
</td>
<td>
88
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
100
</td>
<td>
117
</td>
<td>
94
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
110
</td>
<td>
123
</td>
<td>
99
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
120
</td>
<td>
130
</td>
<td>
104
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
130
</td>
<td>
136
</td>
<td>
109
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
140
</td>
<td>
142
</td>
<td>
114
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #f2f2f2">
<td>
150
</td>
<td>
148
</td>
<td>
118
</td>
</tr>
<tr style="border: 1px solid #ddd; padding: 8px; color: #000; background: #fff">
<td>
160
</td>
<td>
153
</td>
<td>
122
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per dare un&#8217;idea più vivida del significato della tabella, scorgendo un ostacolo distante da noi quanto un campo di calcio (corrispondente a 100 metri circa), se viaggiassimo a 94 km/h, con asfalto bagnato, avremmo bisogno di tutta la lunghezza del campo per riuscire ad arrestarci in tempo!</p>
</div></div></div></div></div></div>
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		</item>
		<item>
		<title>Arriva il casco obbligatorio per chi va in bici</title>
		<link>https://www.studiodelcesta.com/2016/05/09/arriva-il-casco-obbligatorio-per-chi-va-in-bici/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=arriva-il-casco-obbligatorio-per-chi-va-in-bici</link>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 11:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Stradale]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza stradale]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended animation-fade-in animated-active no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-cc5262c2b3d48839b24001e2a5ce4efa" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-ec405704ec7105c85941172dc84228d9" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
Articolo di Marina Crisafi<br />
La novità deriva dall&#8217;emendamento presentato il 28 04 2016 al ddl di riforma del Codice della Strada in discussione al Senato.<br />
<span id="more-11305"></span></p>
<hr />
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://http://www.studiocataldi.it/articoli/21898-codice-della-strada-arriva-il-casco-obbligatorio-per-chi-va-in-bici.asp" target="_blank">Fonte -> Articolo di Marina Crisafi: Codice della Strada: arriva il casco obbligatorio per chi va in bici (www.StudioCataldi.it) </a></p>
<p>Presto potrebbe diventare realtà l&#8217;obbligo del casco per chi va in bici. A proporlo è infatti un apposito emendamento al <strong>disegno di legge di riforma del codice della Strada</strong>, in discussione al Senato.</p>
<p>L&#8217;emendamento (n. 2.1006), che reca la firma di Stefano Esposito (Pd) recita: &#8220;a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, è comunque fatto obbligo ai conducenti di biciclette di indossare un casco protettivo conforme ai tipi appositamente omologati&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;ipotesi del casco obbligatorio per i ciclisti non è, comunque, una novità assoluta</strong>. Già nel 2010 si era tentato di introdurla con una proposta ad hoc (ad opera dell&#8217;allora deputato Pd, Marco Filippi, oggi senatore) di fatto naufragata.</p>
<p>Sul secondo tentativo proposto oggi, bisognerà quindi seguire le sorti dell&#8217;emendamento.</p>
<p><strong>Il disegno di legge che delega il Governo a riformare il Codice della Strada (d.lgs. n. 285/1992) è fermo da oltre un anno e mezzo</strong> in Commissione Trasporti al Senato, dopo l&#8217;approvazione alla Camera dell&#8217;ottobre 2014.</p>
<p><strong>Molte le novità proposte, che vanno ad aggiungersi alle modifiche già intervenute quest&#8217;anno a seguito della legge sull&#8217;omicidio stradale</strong>.</p>
<p>Il nuovo codice cambierà volto, intervenendo su tanti aspetti, dai limiti di velocità ai controlli da remoto della circolazione, dalla specializzazione delle forze di polizia stradale alla previsione di un&#8217;unica banca dati delle infrazioni, dalla predisposizione di una segnaletica ad hoc per salvaguardare gli utenti più &#8220;deboli&#8221; a misure generali sulla mobilità sostenibile.</p>
<p><!--more--></p>
<hr />
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://http://www.studiocataldi.it/articoli/21898-codice-della-strada-arriva-il-casco-obbligatorio-per-chi-va-in-bici.asp"target="_blank">Fonte -> Articolo di Marina Crisafi: Codice della Strada: arriva il casco obbligatorio per chi va in bici (www.StudioCataldi.it) </a></p>
</div></div></div></div></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="sep"></div></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/05/09/arriva-il-casco-obbligatorio-per-chi-va-in-bici/">Arriva il casco obbligatorio per chi va in bici</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cassazione: niente obbligo di fattura per richiedere il pagamento degli oneri nel risarcimento danni</title>
		<link>https://www.studiodelcesta.com/2016/05/02/niente-obbligo-di-fattura-per-richiedere-pagamento-degli-oneri-nel-risarcimento-danni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=niente-obbligo-di-fattura-per-richiedere-pagamento-degli-oneri-nel-risarcimento-danni</link>
		<comments>https://www.studiodelcesta.com/2016/05/02/niente-obbligo-di-fattura-per-richiedere-pagamento-degli-oneri-nel-risarcimento-danni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 15:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Risarcimento Danni]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/05/02/niente-obbligo-di-fattura-per-richiedere-pagamento-degli-oneri-nel-risarcimento-danni/">Cassazione: niente obbligo di fattura per richiedere il pagamento degli oneri nel risarcimento danni</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended animation-fade-in animated-active no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-a614e12f99a121963723c5405164c2ca" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-3369ac1f4d70ff8501c3f0d74d644b36" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
<p>In molti procedimenti civili per risarcimento danni non è presente la fattura di riparazione. La cassazione ha stabilito che in ogni caso il debitore è tenuto a pagare gli oneri, senza che il creditore abbia l&#8217;obbligo di produrre preventivamente la fattura.</p>
<p><span id="more-11300"></span></p>
<hr />
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_13421.asp" target="_blank">Fonte -> Cassazione: il debitore è tenuto a rimborsare anche l&#8217;iva a titolo di risarcimento del danno (www.StudioCataldi.it) </a></p>
<p>Il risarcimento del danno patrimoniale non si limita al solo ristoro del danno diretto ma si estende anche a tutti gli <strong>oneri accessori e consequenziali</strong> che la lesione ha comportato. Inoltre, ex art. 1218 codice civile, il debitore (nel caso di specie, l&#8217;appaltatore, il quale ha generato vizi e difformità sulla cosa commissionata tali da aver reso necessario l&#8217;intervento di un soggetto terzo riparatore) oltre a dover provvedere all&#8217;eliminazione dei vizi, è tenuto a risarcire il danno al committente. Ciò pur se quest&#8217;ultimo non dovesse essere attualmente in possesso di <strong>fattura di riparazione</strong>.<br />
L&#8217;assenza immediata di documento comprovante l&#8217;avvenuto intervento, essendo la riparazione da effettuare un onere futuro ma <strong>certo, di importo determinato o determinabile</strong>, non intacca l&#8217;efficacia della richiesta di risarcimento avanzata dal creditore. E la somma complessiva dovuta dal debitore a titolo di liquidazione del danno dovrà sicuramente comprendere anche l&#8217;<strong>iva</strong>, essendo l&#8217;imposta stessa qualificabile come esborso comunque dovuto e necessario al ristoro del bene danneggiato. Infatti, ex art. 18 d.p.r. n. 633 del 1972 (imposta sul valore aggiunto) “il soggetto che effettua la cessione di beni o prestazione di servizi deve addebitare la relativa imposta, a titolo di rivalsa, al cessionario o committente” (c.d. <strong>obbligo di rivalsa</strong>).</p>
<p>Dovendo ripagare il danno per l&#8217;intero, il debitore sarà chiamato a pagare anche l&#8217;iva addebitata dal riparatore.</p>
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_13421.asp" target="_blank">Fonte ->Cassazione: il debitore è tenuto a rimborsare anche l&#8217;iva a titolo di risarcimento del danno (www.StudioCataldi.it) </a></p>
</div></div></div></div></div></div>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/05/02/niente-obbligo-di-fattura-per-richiedere-pagamento-degli-oneri-nel-risarcimento-danni/">Cassazione: niente obbligo di fattura per richiedere il pagamento degli oneri nel risarcimento danni</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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		<title>Sinistri stradali: non si può chiedere CTU per risarcimento del maggior danno dopo accordo stragiudiziale</title>
		<link>https://www.studiodelcesta.com/2016/04/26/non-valida-ctu-per-risarcimento-maggior-danno/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=non-valida-ctu-per-risarcimento-maggior-danno</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 09:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Risarcimento Danni]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/04/26/non-valida-ctu-per-risarcimento-maggior-danno/">Sinistri stradali: non si può chiedere CTU per risarcimento del maggior danno dopo accordo stragiudiziale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended animation-fade-in animated-active no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-0bfe4eddd67246c20c7216025b4872dd" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-b85a9bac543f5f3d273dfbb2f45755ed" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
<p>Ove sia stato raggiunto un accordo in sede stragiudiziale non è più possibile ricorrere a CTU per la liquidazione del maggior danno, neanche a fronte di fattura di riparazione e di documentazione fotografica attestante i danni riportati dal veicolo.</p>
<p><span id="more-11284"></span></p>
<hr />
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/articoli/21793-sinistri-stradali-non-bastano-le-foto-dell-auto-e-la-fattura-del-carrozziere-per-provare-il-maggior-danno.asp" target="_blank">Fonte -> Lucia Izzo &#8211; Sinistri stradali: non bastano le foto dell&#8217;auto e la fattura del carrozziere per provare il maggior danno (www.StudioCataldi.it)</a></p>
<p><strong>L&#8217;assicurazione</strong>, a cui l&#8217;automobilista coinvolto in un incidente <strong>cede il proprio credito</strong>, è legittimata ad agire in sede giudiziale per ottenere il completo risarcimento per i danni subiti.<br />
Tuttavia, se stragiudizialmente è stata effettuata una <strong>transazione</strong> e si è stabilita una <strong>cifra</strong>, non si può ricorrere a Ctu per la liquidazione di ulteriori danni asseriti.</p>
<p>Non giova in tal senso neppure allegare la <strong>fattura del carrozziere</strong> che ha riparato i danni e la documentazione fotografica al fine di dimostrare la natura e l&#8217;entità dei danni stessi.</p>
<p>Lo ha chiarito la tredicesima sezione civile del <strong>Tribunale di Roma</strong> nella <strong>sentenza 227/2016</strong> che ha riconosciuto la <strong>legittimazione ad agire</strong> di una compagnia assicurativa per ottenere il risarcimento danni (a seguito della cessione del credito), ma ha rigettato la richiesta di liquidazione del maggior danno rispetto a quello pattuito in sede stragiudiziale.</p>
<p>La compagnia ricorrente evidenzia che il danno al veicolo dell&#8217;assicurato che si era <strong>occupata di riparare</strong> si sarebbe dovuto quantificare in 4.812,44 euro, somma ben lontana rispetto ai riconosciutigli 1.525 euro.<br />
Per i giudici capitolini, tuttavia, <strong>non vi è alcuna prova del maggior danno</strong> e in tal senso non bastano gli elementi prodotti in giudizio, ossia copia del Cid, una <strong>fattura</strong> emessa a quietanza dall&#8217;officina che ha eseguito i lavori e le <strong>fotografie</strong>, inidonee a fornire un quadro completo e oggettivo poichè realizzate in fase di riparazione del veicolo.</p>
<p>Neppure, secondo il Tribunale, si può ricorrere a <strong>Ctu</strong> poichè questa non rappresenta un mezzo di prova, ma uno<strong> strumento nella disponibilità del giudice</strong> che può diventare fonte di prova solo quando quest&#8217;ultima sia per la parte <strong>impossibile o estremamente difficoltosa</strong>, mentre non può essere disposta per sopperire all&#8217;inattività delle parti.</p>
<p>Infine, neppure è ipotizzabile il ricorso al <strong>potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa</strong>, conferito al giudice dagli <strong>artt. 1226 e 2056 c.c.</strong>, espressione del più generale potere di cui all&#8217;art. 15 c.p.c. che fa luogo non già ad un giudizio di equità, ma ad un giudizio di diritto caratterizzato dalla cosiddetta <strong>equità giudiziale correttiva o integrativa</strong>. </p>
<p>Tale potere, pertanto, da un lato è subordinato alla condizione che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile per la parte interessata <strong>provare il danno nel suo preciso ammontare</strong>, dal&#8217;altro non comprende anche l&#8217;accertamento del pregiudizio della cui liquidazione si tratta, presupponendo <strong>già assolto</strong> l&#8217;onore della parte di dimostrare la sussistenza e l&#8217;entità materiale del danno, né esonera la parte stessa dal <strong>fornire elementi probatori e dati di fatto</strong> dei quali possa ragionevolmente disporre affinché l&#8217;apprezzamento equitativo sia, per quanto possibile, ricondotto alla sua funzione di <strong>colmare solo alcune lacune</strong> insuperabili nell&#8217;iter della determinazione dell&#8217;equivalente pecuniario del danno.</p>
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/articoli/21793-sinistri-stradali-non-bastano-le-foto-dell-auto-e-la-fattura-del-carrozziere-per-provare-il-maggior-danno.asp" target="_blank">Fonte -> Sinistri stradali: non bastano le foto dell&#8217;auto e la fattura del carrozziere per provare il maggior danno (www.StudioCataldi.it) </a></p>
</div></div></div></div></div></div>
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		<title>Energia di deformazione, EBS ed EES</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 14:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricostruzione Incidenti Stradali]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione incidenti stradali]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended animation-fade-in animated-active no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-999b5f6dbd4378801fceeda6f6471029" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-6ea05771d9c452f927099f0492cfd58d" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
La stima dell&#8217;energia di deformazione associata ai danni riportati dai mezzi è un parametro fondamentale nella ricostruzione di un sinistro stradale. La corretta stima dell&#8217;energia di deformazione consente infatti di verificare la validità dei conteggi effettuati, o può essere utilizzata come parametro di ingresso in sostituzione di altre grandezze incognite.<br />
<span id="more-11245"></span></p>
<hr/>
<figure id="attachment_11269" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/04/relazione_campbell.jpg"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/04/relazione_campbell-300x149.jpg" alt="Relazione tra velocità di collisione e deformazioni residue al veicolo per collisione frontale contro barriera." width="300" height="149" class="size-medium wp-image-11269" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Relazione tra velocità di collisione e deformazioni residue al veicolo per collisione frontale contro barriera.</figcaption></figure></p>
<p>Nella pratica lavorativa, la grandezza standard con cui viene definita l&#8217;energia di deformazione da associare a un singolo veicolo è rappresentata dal valore di <span style="font-weight:bold;">EES</span> (Energy Equivalent Speed), che, in accordo alla formula seguente, indica la velocità <span style="font-style=italic;">v<sub>0</sub></span> per cui l&#8217;energia cinetica E<sub>C</sub> del veicolo (<small style="color: #000;">in marcia alla velocità v0</small>) eguaglia l&#8217;energia E<sub>D</sub> che è stata spesa per produrre le deformazioni visibili sul veicolo:</p>
<p style="text-align:center; font-size: 120%;">E<sub>D</sub> = 1/2 m EES<sup>2</sup> = 1/2 m v<sub>0</sub><sup>2</sup> = E<sub>C</sub></sup></p>
<p>La definizione nasce storicamente come evoluzione del concetto di EBS (Equivalent Barrier Speed) formulato originariamente<sup>[1]</sup> da Campbell negli anni &#8217;70.</p>
<p>Analizzando i risultati dei crash-test frontali contro barriera, Campbell si accorse che esisteva una relazione all&#8217;incirca lineare fra velocità <span style="font-weight:bold;">v<sub>0</sub></span> di collisione contro la barriera e deformazioni residue <span style="font-weight:bold;">C</span> sul veicolo:</p>
<p style="text-align:center; font-size: 120%;">v<sub>0</sub> = b<sub>0</sub> + b<sub>1</sub> C</p>
<p>Campbell definì quindi la velocità di collisione con il termine <span style="font-weight:bold;">EBS</span>, per indicare la relazione fra l&#8217;energia assorbita dal veicolo durante la fase di compressione e le deformazioni residue sul veicolo:</p>
<p style="text-align:center; font-size: 120%;">E<sub>a|c</sub> = &Delta;E<sub>C</sub> = 1/2 m EBS<sup>2</sup></p>
<p>Questa osservazione, unita alla linearità della relazione tra EBS e deformazioni residue, permette di ricavare l&#8217;energia assorbita in fase di compressione per un veicolo danneggiato in un caso reale, utilizzando la formula riportata nella seguente immagine:</p>
<p><figure id="attachment_11274" style="width: 400px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/04/relazione_campbell2.jpg"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/04/relazione_campbell2-300x208.jpg" alt="Calcolo dell&#039;energia assorbita in fase di compressione per un veicolo incidentato." width="400" class="size-medium wp-image-11274" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Calcolo dell&#8217;energia assorbita in fase di compressione per un veicolo incidentato.</figcaption></figure></p>
<p>Dove i coefficienti A, B e G dipendono da b<sub>0</sub> e b<sub>1</sub>.</p>
<p>Tuttavia, il valore di EBS, non trova una immediata applicazione nell&#8217;analisi di un sinistro, perché l&#8217;energia associata al valore di EBS contiene sia la quota di energia spesa in deformazioni, sia la quota di energia legata alla restituzione elastica delle strutture.</p>
<p>Pertanto, è stato introdotto il concetto di EES, che partendo dal valore di EBS (calcolabile con la relazione di cui sopra) consente di ricavare la sola quota di energia spesa in deformazioni, tramite la relazione:</p>
<p style="text-align:center; font-size: 120%;">EES = EBS &radic;(1-k<sup>2</sup>)</p>
<p>Dove <span style="font-weight:bold;">k</span> rappresenta il coefficiente di restituzione.</p>
<p>È importante notare che, in generale, il valore di EES non è collegato alla velocità del veicolo prima dell&#8217;urto.</p>
<p>Ci se ne convince facilmente con il seguente esempio:</p>
<p>Se un veicolo A, in sosta, viene urtato da un veicolo B, in modo che il veicolo A riporti deformazioni per un EES di 40 km/h, non si può certo ritenere che tali 40 km/h siano indice della velocità pre-urto di A (pari a 0 km/h).</p>
<hr/>
<sup>[1]</sup> &#8220;Energy Basis for Collision Severity&#8221;, K. L. Campbell SAE 740565
</div></div></div></div></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="sep"></div></div>
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		<item>
		<title>CDR Bosch: panoramica sul sistema e applicazioni nella ricostruzione dei sinistri</title>
		<link>https://www.studiodelcesta.com/2016/01/30/cdr-bosch-panoramica-sul-sistema-e-applicazioni-nella-ricostruzione-dei-sinistri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cdr-bosch-panoramica-sul-sistema-e-applicazioni-nella-ricostruzione-dei-sinistri</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2016 16:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricostruzione Incidenti Stradali]]></category>
		<category><![CDATA[cdr]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione incidenti stradali]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/01/30/cdr-bosch-panoramica-sul-sistema-e-applicazioni-nella-ricostruzione-dei-sinistri/">CDR Bosch: panoramica sul sistema e applicazioni nella ricostruzione dei sinistri</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended has-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-0397c281faf4c1c8d8c0394772f43c77" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-9d076e62416637b9cf7c3c91722ff668" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
<p>Dal 25 al 28 gennaio 2016 si è svolto a Milano il primo corso in Italia per la formazione di tecnici e analisti del sistema CDR Bosch. Il corso è stato organizzato dal team di <a title="Sito web Eudart" href="http://www.eudarts-group.com" target="_blank">Eudart</a>, in collaborazione con il loro referente per l&#8217;Italia Ing. Mattia Sillo. Sono state gettate le basi per l&#8217;utilizzo professionale del sistema sul territorio italiano e per la sua applicazione alla ricostruzione degli incidenti stradali.<br />
Facendo riferimento a quanto illustrato nelle giornate di formazione, in questo articolo è fornita una panoramica del sistema CDR, delle sue applicazioni nel campo della ricostruzione degli incidenti stradali e delle sue attuali limitazioni.<br />
<span id="more-11120"></span></p>
<hr /></div></div></div></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-2-3  wpv-first-level first unextended has-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-c24ec9453342812dfd4da62af3a32aaa" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-f69f448f590fc336f98a325889f00c54" ><div style="text-align: justify;">
<h2>Cosa è il CDR</h2>
<p>La nascita del CDR (Crash Data Retrival) è legata alla diffusione, negli autoveicoli, dei dispositivi Event Data Recorder (EDR), il cui scopo è <span style="font-style: italic;">“registrare informazioni tecniche del veicolo, per un breve periodo di tempo, in caso di una collisione”</span>.</p>
<p><figure id="attachment_11151" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/41.jpg"><img class="size-medium wp-image-11151" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/41-300x169.jpg" alt="Airbag Control Module (ACM) di un autoveicolo" width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Airbag Control Module (ACM) di un autoveicolo</figcaption></figure>L&#8217;adozione dei sistemi EDR negli autoveicoli è stata promossa, a partire dal 1998, dall&#8217;Ente americano NHTSA (National Highway Traffic Safety Agency), e ad oggi è obbligatoria per tutti gli autoveicoli venduti in USA e Canada (siano essi di produzione Americana, Europea o Asiatica). </p>
<p><figure id="attachment_11150" style="width: 300px;" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/3.jpg"><img class="size-medium wp-image-11150" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/3-300x169.jpg" alt="Sistema CDR Bosch connesso all' Airbag Control Module di un autoveicolo." width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Sistema CDR Bosch connesso all&#8217; Airbag Control Module di un autoveicolo.</figcaption></figure>Attualmente, il sistema CDR Bosch è l&#8217;unico dispositivo commerciale per la lettura dei dati delle centraline EDR, e viene correntemente utilizzato da forze di Polizia e ricostruttori di incidenti stradali in tutto il mondo.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">
<p>Sebbene dal 2003 numerose associazioni pressino per la piena accessibilità ai sistemi EDR degli autoveicoli venduti in Europa, il Parlamento Europeo non si è ancora pronunciato sulla questione.Ciononostante, esistono numerosi veicoli venduti sul mercato europeo per cui le case produttrici hanno autonomamente attivato la possibilità di interfacciamento con il sistema CDR. La <b>lettura delle centraline EDR è quindi già possibile anche Europa</b>, seppur ristretta a un numero limitato di vetture.</p>
<h2>Quali dati è possibile scaricare?</h2>
<p><figure id="attachment_11152" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/7.jpg"><img class="size-medium wp-image-11152" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/7-300x169.jpg" alt="Esempio di grafico dell'accelerazione durante la fase d'urto misurata dalla centralina e letta con il sistema CDR Bosch." width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Esempio di grafico dell&#8217;accelerazione durante la fase d&#8217;urto misurata dalla centralina e letta con il sistema CDR Bosch.</figcaption></figure>In generale, scaricando i dati memorizzati delle centraline EDR, è possibile trovare <b>informazioni inerenti la dinamica del veicolo da 5 secondi prima della collisione</b>, fino al termine della fase d&#8217;urto. La quantità e la qualità delle informazioni dipende dal tipo di centralina EDR montata sul veicolo e dalla tipologia di collisione che si è verificata. Di seguito una lista di dati che è possibile trovare negli EDR più recenti: </p>
<ul>
<li>Fase pre-urto:
<ul>
<li>velocità del veicolo</li>
<li>pressione sul pedale di accelerazione</li>
<li>giri/min del motore</li>
<li>giri/min delle ruote</li>
<li>azionamento del freno</li>
<li>stato del cruise control</li>
<li>velocità di imbardata</li>
<li>angolo di sterzo</li>
<li>stato delle cinture di sicurezza</li>
<li>peso (come categoria) degli occupanti</li>
<li>numero di cicli di accensione del veicolo al momento dell&#8217;urto</li>
</ul>
</li>
<li>Fase d&#8217;urto:
<ul>
<li>accelerazione longitudinale e trasversale</li>
<li>deltaV longitudinale e trasversale</li>
<li>durata della fase di impatto</li>
<li>angolo di rollio massimo</li>
<li>stato dei sensori perimetrali del veicolo</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Bisogna comunque tener presente che l&#8217;effettiva tipologia di dati scaricati dipende dal modello di veicolo e dalle condizioni sotto cui si è verificata. Inoltre, <b>i dati scaricati non possono mai essere utilizzati senza una accurata disamina, che ne validi il contenuto, da parte di un analista certificato</b>.</p>
<h2>Utilizzo dei dati nella ricostruzione di un sinistro stradale</h2>
<p>Nel caso in cui un autoveicolo coinvolto nel sinistro sia compatibile con il sistema CDR, i dati registrati dall&#8217;EDR del mezzo possono essere utilizzati per la ricostruzione dell&#8217;evento (sempre con il prerequisito fondamentale che la validità e l&#8217;eventuale l&#8217;applicabilità dei dati siano verificati da un analista certificato).</p>
<h3>Analisi della fase pre-urto</h3>
<p>Uno degli aspetti più “controversi” nella ricostruzione di un sinistro stradale è l&#8217;analisi degli spostamenti pre-urto dei veicoli.</p>
<p><figure id="attachment_11171" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/PreCrash1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11171" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/PreCrash1-300x162.jpg" alt="Esempio di tabella dei dati pre-urto estratta con il sistema CDR Bosch" width="300" height="162" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Esempio di tabella dei dati pre-urto estratta con il sistema CDR Bosch</figcaption></figure>Sebbene talvolta siano presenti al suolo tracce di frenata o altri segni che possano indicare le azioni compiute dai conducenti nei secondi precedenti l&#8217;impatto, nella maggio parte dei casi non è disponibile alcun elemento di evidenza. Tale mancanza di informazioni può non consentire una univoca determinazione della condotta di guida pre-urto dei conducenti, lasciando spazio solo a logiche ipotesi derivanti dall&#8217;analisi della collisione. </p>
<p><figure id="attachment_11172" style="width: 300px;" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/PreCrash2.jpg"><img class="size-medium wp-image-11172" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/PreCrash2-300x204.jpg" alt="Esempio di grafico relativo alla dinamica del veicolo nella fase pre-urto, estratto con il sistema CDR Bosch." width="300" height="204" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Esempio di grafico relativo alla dinamica del veicolo nella fase pre-urto, estratto con il sistema CDR Bosch.</figcaption></figure>In aiuto al ricostruttore, possono intervenire i dati ricavati dalla lettura delle centraline EDR, in cui vengono memorizzati i parametri dinamici del veicolo fino a 5 secondi prima della collisione.Per fare un esempio concreto, è possibile ottenere informazioni circa la velocità e l&#8217;eventuale accelerazione/decelerazione del veicolo prima della collisione. O stabilire se il conducente ha azionato o meno il pedale del freno.La determinazione della condotta di guida e/o dell&#8217;eventuale risposta a un pericolo diventano così un elemento oggettivo, supportato da dati concreti e non confutabili (ricordando, ancora una volta, che i dati devono sempre essere preliminarmente verificati da un analista certificato e solo dopo, eventualmente, utilizzati). </p>
<h3>Calcolo del delta V di collisione</h3>
<p>Classicamente, la ricostruzione della dinamica di un sinistro viene effettuata analizzando le deformazioni riportate dai veicoli coinvolti e lo stato della scena dell&#8217;incidente, come rilevata dai verbalizzanti (posizioni di quiete, tracce, etc.). Dall&#8217;analisi di questi dati, vengono poi determinate le velocità di collisione dei veicoli e il cambio di velocità che hanno subito in conseguenza dell&#8217;urto.</p>
<p><figure id="attachment_11188" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/log_lines.html" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-11188" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/accDeltaV-300x188.jpg" alt="Grafico accelerazione - deltaV" width="300" height="188" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Grafico accelerazione &#8211; deltaV (cllicca per aprire in modalità interattiva)</figcaption></figure>Utilizzando il CDR, questo ultimo dato può essere ricavato direttamente, integrando nel tempo l&#8217;accelerazione registrata dalla centralina EDR nella fase d&#8217;urto. Il dato così ricavato, può essere utilizzato o per validare i propri conteggi – avvertendo quindi il ricostruttore di eventuali errori di calcolo o di impostazione della ricostruzione &#8211; o per ottenere un dato di ingresso aggiuntivo nell&#8217;analisi del sinistro. Inoltre, l&#8217;analisi del grafico dell&#8217;accelerazione, può dare indicazioni precise (entro le incertezze del sistema di misura) circa la durata della collisione. </p>
<h3>Calcolo della velocità relativa dei mezzi all&#8217;urto</h3>
<p>Conoscendo il deltaV di collisione e le modalità di collisione tra i mezzi (ricavabili dall&#8217;analisi delle deformazioni) è possibile ricavare la velocità relativa dei veicoli al momento dell&#8217;impatto. Supponiamo ad esempio un tamponamento fra un Veicolo1 e un Veicolo2, in cui la centralina del Veicolo2 abbia registrato il deltaV dovuto alla collisione.</p>
<p>Supponendo, per semplicità in questo esempio, che la collisione sia stata un tamponamento collineare centrale, è possibile determinare la velocità relativa dei mezzi all&#8217;urto direttamente dal deltaV registrato dalla centralina EDR, utilizzando le formule riportate nell&#8217;immagine a destra.</p>
<p><figure id="attachment_11190" style="width: 300px;" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/deltaV1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11190" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/deltaV1-300x133.jpg" alt="Calcolo della velocità relativa all'urto partendo dal deltaV registrato dal sistema EDR, per un urto pieno centrale" width="300" height="133" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Calcolo della velocità relativa all&#8217;urto partendo dal deltaV registrato dal sistema EDR, per un urto pieno centrale</figcaption></figure>Il risultato può essere ottenuto applicando le nota relazione derivante dalla conservazione della quantità di moto (in una tale configurazione d&#8217;urto è ragionevole applicare un modello di collisione impulsivo, e la centralità dell&#8217;impatto consente di utilizzare le formule ad un solo grado di libertà senza introdurre eccessive approssimazioni). Il dato così ottenuto, può poi essere utilizzato come punto di partenza per un&#8217;analisi più accurata. </p>
<h3>Stima del valore di EES del veicolo</h3>
<p>Conoscendo il deltaV e il valore di EES di almeno uno dei due veicoli coinvolti è possibile calcolare il valore di EES associato alle deformazioni del secondo veicolo (con i metodi classici, questa operazione non è possibile, perché, essendo il deltaV un incognita, è necessario avere gli EES di entrambi i veicoli come dati di ingresso).</p>
<p><figure id="attachment_11195" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/Ed.jpg"><img class="size-medium wp-image-11195" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/Ed-300x151.jpg" alt="Relazione tra Energia di deformazione, EES e deltaV" width="300" height="151" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Relazione tra Energia di deformazione, EES e deltaV</figcaption></figure>Nell&#8217;esempio descritto sopra, conoscendo dal deltaV è infatti possibile risalire all&#8217;energia di deformazione. Una volta nota l&#8217;energia, supponendo noto (e.g. confronto fotografico, CRASH3), il valore EES di uno dei due veicoli, è possibile risalire al valore di EES associato al secondo veicolo.La procedura può essere sfruttata per ottenere valori di EES di veicoli e/o tipologie di deformazioni non presenti in letteratura, ampliando il bagaglio di conoscenze a disposizione del ricostruttore. </p>
<h2>Attuali limitazioni</h2>
<p>Come più volte accennato nel corso dell&#8217;articolo i dati scaricati dalle centraline EDR devono sempre essere verificati da un analista certificato prima di essere, eventualmente, utilizzati. Può infatti non di rado capitare che la lettura dei dati EDR non sia una strada percorribile:</p>
<ul>
<li>il veicolo potrebbe non essere attualmente supportato dal sistema CDR (il che non esclude che lo sarò in futuro, alla luce del fatto che la lista dei veicoli compatibili aumenta ogni anno)</li>
<li>anche in caso di compatibilità del veicolo, potrebbe non essere possibile utilizzare i dati della centralina, poiché:
<ul>
<li>in caso di più collisioni, alcuni dati potrebbero essere stati sovrascritti;</li>
<li>i dati di vecchie collisioni potrebbero non essere più disponibili;</li>
<li>la registrazione dei dati potrebbe essere incompleta (ad esempio a causa di un calo di tensione durante la registrazione);</li>
<li>alcuni dati potrebbero aver subito un clipping a causa del superamento della dinamica dei sensori;</li>
<li>i dati della velocità pre-urto potrebbero essere stati falsati da eventuali sbandamenti del mezzo prima dell&#8217;urto o dal bloccaggio delle ruote;</li>
<li>limitazioni nella risoluzione e nella accuratezza dei dati possono renderli non utilizzabili nel caso in oggetto.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Probabilmente la maggior parte di queste limitazioni verrà superata negli anni a venire, in cui sicuramente lo sviluppo dei sistemi EDR e la loro diffusione ne aumenterà le possibilità di applicazione. Ad oggi, il CDR rappresenta quindi un valido strumento a supporto del ricostruttore ma con la consapevolezza che non rappresenta una soluzione definitiva e universale per la risoluzione dei casi.</p>
<hr />
<p>In conclusione, il sistema CDR rappresenta una grande opportunità per la ricostruzione dei sinistri stradali, ma è fondamentale mantenere un approccio cauto e scientifico verso l&#8217;utilizzo delle strumento, senza lasciarsi trasportare dall&#8217;entusiasmo che, sicuramente, comporta.</p></div></div></div></div>
<div class="wpv-grid grid-1-3  wpv-first-level unextended has-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-6cdf7b607348d48a0ee426b2e425a65c" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-0f2130419d2d5e804bb8b0391cc7d926" ><div style="background-color: #fcf8e3;">
<h3 style="text-align: center; padding-top: 25px;">Il gruppo di lavoro</h3>
<p><figure id="attachment_11140" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0001.jpg"><img class="size-medium wp-image-11140" style="border: 2px solid #000;" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0001-300x225.jpg" alt="Il primo gruppo di ricostruttori italiani certificati per l'utilizzo del sistema CDR Bosch." width="300" height="225" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il primo gruppo di ricostruttori italiani certificati per l&#8217;utilizzo del sistema CDR Bosch.</figcaption></figure>
<div style="margin-left: 30px; padding-bottom: 25px;">Alberto Sartori<br />
Nicolò Alessandra<br />
Francesco Del Cesta<br />
Mauro Mariani<br />
Carlo Lombardi<br />
Manuela Caldironi<br />
Marco Alquati<br />
Claudio Coral<br />
Alessio Marco Incarbone<br />
Marco Mambretti<br />
Emiliano Vezzani<br />
Riccardo Falco<br />
Fabio Gazzola<br />
Adrian Gheorghiu<br />
Andrea Olivieri</div>
</div>
<div style="background-color: #fcf8e3;">
<h3 style="text-align: center; padding-top: 25px;">Marche supportate</h3>
<div style="margin-left: 30px; padding-bottom: 25px; margin-right: 30px;">Nel seguito è riportato l&#8217;elenco delle case automobilistiche per cui esiste, ad oggi, almeno un modello di veicolo, nel mondo, accessibile con il sistema CDR.<br />
Acura<br />
Alfa Romeo<br />
Alpheon<br />
Audi<br />
Bentley<br />
BMW<br />
Buick<br />
Cadillac<br />
Chevrolet<br />
Chrylsler<br />
Daewoo<br />
Dodge<br />
Fiat<br />
Ford<br />
GM<br />
GMC<br />
Geo<br />
Holden<br />
Honda<br />
HSV<br />
Hummer<br />
Infinity<br />
Isuzu<br />
Jeep<br />
Lamborghini<br />
Lancia<br />
Lexus<br />
Lincoln<br />
Maserati<br />
Mazda<br />
Mercedes-Benz<br />
Mercury<br />
MINI<br />
Mitsubishi<br />
Nissan<br />
Oldsmobile<br />
Opel<br />
Pagani<br />
Pontiac<br />
RAM<br />
Rolls-Royce<br />
Saab<br />
Saturn<br />
Scion<br />
SRT<br />
Smart<br />
Sterling<br />
Suzuki<br />
Toyota<br />
Volkswagen<br />
Volvo </p>
<div></div>
</div>
</div>
<div style="background-color: #fcf8e3;">
<h3 style="text-align: center; padding-top: 25px;">Scatti dal corso</h3>
<p><figure id="attachment_11154" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0005.jpg"><img class="size-medium wp-image-11154" style="border: 2px solid #000;" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0005-300x169.jpg" alt="Il sistema CDR connessa con Direct Data Link alla centralina del veicolo" width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il sistema CDR connessa con Direct Data Link alla centralina del veicolo</figcaption></figure><figure id="attachment_11183" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0003.jpg"><img class="size-medium wp-image-11183" style="border: 2px solid #000;" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0003-300x169.jpg" alt="Download dei dati dal veicolo" width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Download dei dati dal veicolo</figcaption></figure><figure id="attachment_11184" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0004.jpg"><img class="size-medium wp-image-11184" style="border: 2px solid #000;" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG-20160128-WA0004-300x169.jpg" alt="Utilizzo del CDR con collegamento diretto alla centralina del veicolo" width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Utilizzo del CDR con collegamento diretto alla centralina del veicolo</figcaption></figure><figure id="attachment_11182" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/20160125_111054.jpg"><img class="size-medium wp-image-11182" style="border: 2px solid #000;" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/20160125_111054-300x169.jpg" alt="Utilizzo desktop: il modulo ACM viene rimosso dal veicolo e interfacciato col CDR in laboratorio" width="300" height="169" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Utilizzo desktop: il modulo ACM viene rimosso dal veicolo e interfacciato col CDR in laboratorio</figcaption></figure></div></div></div></div></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended no-extended-padding" style="padding-top:60px;padding-bottom:20px;" id="wpv-column-3ade15a49eac4aa86f200c130b2afa6a" >		<div class="sep-text single centered">
							<span class="sep-text-before"><div class="sep-text-line"></div></span>
						<div class="content">
				<h2 class="regular-title-wrapper">					Vuoi più informazioni? Contattaci!				</h2>			</div>
			<span class="sep-text-after"><div class="sep-text-line"></div></span>
					</div>
	</div></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first has-background unextended no-extended-padding" style="background-color:#f3f3f2;padding-top:20px;padding-bottom:20px;" id="wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54" ><style>#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 p,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 h1,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 h2,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 h3,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 h4,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 h5,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 h6,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .column-title,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .sep-text h2.regular-title-wrapper,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .text-divider-double,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .sep-text .sep-text-line,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .sep,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .sep-2,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 .sep-3,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 td,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 th,#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54 caption{color:#78786e;}#wpv-column-249f65a134e9255ebdb255d68d11da54:before{background-color:transparent;}</style><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-020e2b1897c0bbfbec48665824752597" ><p>[contact-form-7]</div></div></div></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="sep"></div></div>
<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-4894e9ee982e177066762961cb038c62" ></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/01/30/cdr-bosch-panoramica-sul-sistema-e-applicazioni-nella-ricostruzione-dei-sinistri/">CDR Bosch: panoramica sul sistema e applicazioni nella ricostruzione dei sinistri</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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			<wfw:commentRss>https://www.studiodelcesta.com/2016/01/30/cdr-bosch-panoramica-sul-sistema-e-applicazioni-nella-ricostruzione-dei-sinistri/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Lesioni micropermanenti e danno morale: attenzione all&#8217;onere della prova</title>
		<link>https://www.studiodelcesta.com/2016/01/18/lesioni-micropermanenti-e-danno-morale-attenzione-allonere-della-prova/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lesioni-micropermanenti-e-danno-morale-attenzione-allonere-della-prova</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 22:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Risarcimento Danni]]></category>
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		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiodelcesta.com/?p=11111</guid>
		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/01/18/lesioni-micropermanenti-e-danno-morale-attenzione-allonere-della-prova/">Lesioni micropermanenti e danno morale: attenzione all&#8217;onere della prova</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended animation-fade-in animated-active no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-b403f250414af11ac474949eec9b0595" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-2a07c637b01a1364ab2787013eb6d460" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
<p>Il <b>danno morale va liquidato anche nelle lesioni lievi (lesioni micropermanenti), derivanti da sinistro stradale, ma soltanto se la sofferenza subita è stata provata e l’onere ricade sul danneggiato</b>. Lo ha affermato la Cassazione, con la sentenza n. 17209/2015, rigettando il ricorso di un uomo, vittima di un incidente stradale, condannato in appello a restituire 765 euro degli oltre 2860 euro liquidati in primo grado alla compagnia assicuratrice appellante, per non aver dimostrato la sussistenza del danno morale.</p>
<p><span id="more-11111"></span></p>
<hr />
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/articoli/19267-cassazione-si-al-danno-morale-per-le-micropermanenti-ma-solo-se-la-sofferenza-e-provata.asp" target="_blank">Fonte -> Cassazione: sì al danno morale per le micropermanenti ma solo se la sofferenza è provata &#8211; Marina Crisafi &#8211; studiocataldi.it</a></p>
<p><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/risarcimento-danni2.jpg08062014811408399.jpg"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/risarcimento-danni2.jpg08062014811408399.jpg" alt="" width="410" height="410" class="alignleft size-full wp-image-11113" /></a></p>
<p>L&#8217;uomo si doleva in particolare che il tribunale aveva errato nel ritenere che il danno morale non potesse essere liquidato in re ipsa e che lo stesso non avesse fornito la prova, anche in via presuntiva, dell’esistenza dello stesso.</p>
<p><b>Ma per la Corte, il tribunale ha ragione.</b></p>
<p>In caso di incidente stradale – ha affermato infatti la terza sezione civile – <b>il danno morale, conseguente alle lesioni, va sempre provato</b>, sia pure per presunzioni, non sussistendo alcuna automaticità parametrata al danno biologico patito. E ciò è tanto più vero nel caso di lesioni minori (micropermanenti), laddove non sempre vi è un ulteriore danno in termini di sofferenza da ristorare.</p>
<p>Ne consegue che in caso di lesioni micropermanenti deve ritenersi consentita la liquidazione del danno morale quale voce del danno non patrimoniale, in aggiunta al biologico previsto dall&#8217;art. 139 Cda, soltanto laddove il danneggiato alleghi tutte &#8220;<b>le circostanze utili ad apprezzare la concreta incidenza della lesione patita in termini di sofferenza/turbamento e la prova degli stessi, anche mediante lo strumento delle presunzioni&#8221;</b>. Ciò non è avvenuto nel caso di specie, ha concluso la Corte, posto che l’uomo si è limitato a domandare il ristoro del danno morale in aggiunta al pregiudizio biologico, omettendo di argomentare sull&#8217;incidenza della lesione patita in termini di sofferenza.</p>
<p>Niente da fare dunque per il danneggiato, condannato anche a pagare le spese all&#8217;assicurazione.</p>
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/articoli/19267-cassazione-si-al-danno-morale-per-le-micropermanenti-ma-solo-se-la-sofferenza-e-provata.asp" target="_blank">Fonte -> Cassazione: sì al danno morale per le micropermanenti ma solo se la sofferenza è provata &#8211; Marina Crisafi- studiocataldi.it</a></p>
</div></div></div></div></div></div>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/01/18/lesioni-micropermanenti-e-danno-morale-attenzione-allonere-della-prova/">Lesioni micropermanenti e danno morale: attenzione all&#8217;onere della prova</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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		<title>Computer Vision per la ricostruzione degli incidenti stradali &#8211; Giornata di Studi 26 Novembre 2015 &#8211; Report Tecnico</title>
		<link>https://www.studiodelcesta.com/2016/01/17/computer-vision-per-la-ricostruzione-degli-incidenti-stradali-giornata-di-studi-26-novembre-2015-report-tecnico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=computer-vision-per-la-ricostruzione-degli-incidenti-stradali-giornata-di-studi-26-novembre-2015-report-tecnico</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2016 22:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricostruzione Incidenti Stradali]]></category>
		<category><![CDATA[rilievo veicoli]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended has-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-f1bedb4003331d9ef1f3a1dfcc53ebb3" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-43298dc82ac839071cc025213a45b9ea" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
<p>La stima dell’energia associata alle deformazioni riportate dai veicoli e l&#8217;individuazione della configurazione dei veicoli alla collisione sono presupposti fondamentali ai fini della ricostruzione di un incidente stradale.</p>
<p><span id="more-11094"></span></p>
<p>Negli approcci classici, la configurazione dei veicoli all&#8217;urto è determinata in modo approssimato in base all&#8217;osservazione dell&#8217;andamento delle deformazioni; il relativo valore di EES è individuato in base a confronti fotografici o in base a misurazioni parziali – e di difficile esecuzione &#8211; sul veicolo deformato.</p>
<p><figure id="attachment_11103" style="width: 300px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/deformazione.jpg"><img src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/deformazione-300x183.jpg" alt="Modello 3D ricavato con tecniche di CV" width="300" height="183" class="size-medium wp-image-11103" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Modello 3D ricavato con tecniche di CV</figcaption></figure></p>
<p>Le moderne tecniche di Computer Vision consentono invece di ricavare il profilo di deformazione dei veicoli danneggiati utilizzando procedure semiautomatiche, che necessitano esclusivamente delle fotografie del mezzo. I profili possono poi essere convenientemente utilizzati per ricavare con precisione le modalità di collisione e per ottenere in modo pressoché automatico una stima del valore di EES, tramite il modulo CRASH3 implementato in PC-Crash.</p>
<p>Le tecnologie di Computer Vision consentono quindi di ottenere informazioni molto più accurate e in minor tempo di quanto sia possibile con il semplice raffronto visivo, senza richiedere l’acquisto di costose strumentazioni.</p>
<p>Allo scopo di diffondere l’utilizzo di queste tecnologie all&#8217;interno della comunità scientifica dei ricostruttori di incidenti stradali, lo scorso 26 Novembre 2015, nell&#8217;ambito del XVI Convegno Nazionale PC-Crash, il nostro Studio ha organizzato una giornata di studi dedicata all&#8217;utilizzo delle tecniche di computer vision e sul loro utilizzo all&#8217;interno del software PC-Crash.</p>
<p>Per tutti gli interessati, il report dell&#8217;evento è scaricabile al link seguente.</p>
<p><p><a class="aligncenter download-button" href="https://www.studiodelcesta.com/download/11098/" rel="nofollow">
		Download &ldquo;Report Tecnico Giornata di Studi 26 Novembre 2015&rdquo;		<small>Report_Giornata_di_Studi.pdf &ndash; Scaricato 1890 volte &ndash; </small>
	</a></p></p>
</div></div></div></div></div></div>
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							<span class="sep-text-before"><div class="sep-text-line"></div></span>
						<div class="content">
				<h2 class="regular-title-wrapper">					Vuoi più informazioni? Contattaci!				</h2>			</div>
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		<title>Insidie stradali e risarcimento danni: attenzione all&#8217;accusa di imperizia.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 09:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Risarcimento Danni]]></category>
		<category><![CDATA[insidie stradali]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/01/15/insidie-stradali-e-risarcimento-danni-attenzione-allaccusa-di-imperizia/">Insidie stradali e risarcimento danni: attenzione all&#8217;accusa di imperizia.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="limit-wrapper"><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  wpv-first-level first unextended animation-fade-in animated-active no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-e2b694b3af3524d1304ada5003a3a67f" ><div class="row "><div class="wpv-grid grid-1-1  first unextended no-extended-padding" style="padding-top:0.05px;padding-bottom:0.05px;" id="wpv-column-fefcd2b7ae25eee28ff415fccc4753d7" ><div style="max-width: 900px; margin: 0 auto; font-size: 110%; text-align: justify;">
<p>Spesso, nel caso in cui si verifichi un infortunio o un sinistro stradale in corrispondenza di una disconnessione del manto stradale, si è portati a pensare di avere le carte pienamente in regola per intentare una causa all&#8217;Ente Gestore. Tuttavia, è necessario poter dimostrare le proprie argomentazioni, altrimenti si rischia di incorrere nella beffa del mancato riconoscimento e della condanna alle spese legali <small style="color: #222;">(sprecando tempo e denaro)</small> in sede di Giudizio. <b>La Cassazione ha infatti stabilito che è&#8217; necessario poter dimostrare l&#8217;imprevidibilità dell&#8217;insidia stradale e la correttezza della propria condotta, per poter richiedere il risarcimento.</b></p>
<p><span id="more-11056"></span></p>
<hr />
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/articoli/19914-insidie-stradali-inciampa-in-una-buca-vicino-casa-non-responsabile-il-comune-per-l-imperizia-della-donna.asp" target="_blank">Fonte -> Insidie stradali: inciampa in una buca vicino casa. Non responsabile il Comune per l&#8217;imperizia della donna &#8211; Lucia Izzo &#8211; studiocataldi.it</a></p>
<p><figure id="attachment_11068" style="width: 400px;" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/buche-strada.jpg"><img class="wp-image-11068" src="http://www.studiodelcesta.com/wp-content/uploads/2016/01/buche-strada-300x225.jpg" alt="Buca nel manto stradale" width="400" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Buca nel manto stradale</figcaption></figure><b>Scende dall&#8217;auto nei pressi di casa, ma inciampa in una buca sul manto stradale provocandosi gravi lesioni.</b> Non aiutano le condizioni di scarsa visibilità a causa dell&#8217;ora notturna e il fatto che la buca fosse coperta da uno strato d&#8217;acqua. Ciononostante, il fatto non può essere addebitato alla scarsa manutenzione del Comune, quanto piuttosto <b>all&#8217;imperizia della donna che</b>, ben conoscendo lo stato dei luoghi, poiché la sua abitazione è situata a poca distanza, <b>avrebbe potuto evitare l&#8217;insidia</b>.</p>
<p><b>Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sez. III civile, con la sentenza n. 21940/2015</b> sul ricorso di una donna che al Giudice di Pace aveva chiesto risarcimento ex art. 2013 c.c. ai danni del Comune per le lesioni subite a causa di una buca in strada.<br />
In riforma della favorevole sentenza di primo grado, il Tribunale adito in sede di gravame addebitava l&#8217;incidente alla condotta imprudente della donna, caduta nei pressi di casa, quindi in una zona di cui avrebbe dovuto ben conoscere le insidie presenti sul manto stradale.</b></p>
<p><b style="background-color: #f2dede;">Per il Tribunale alcuna prova sarebbe emersa sulla lamentata non visibilità della buca</b> (per pioggia e scarsa illuminazione) o sulla persistenza della mancata manutenzione della strada.<br />
Inattendibile, in tal senso, la deposizione del marito della ricorrente secondo il quale <span style="font-style: italic;">&#8220;la moglie sarebbe caduta mentre scendeva dall&#8217;automobile e cadeva a causa della buca che non era visibile per la scarsa illuminazione, alle ore 23 della notte&#8221;</span>.</p>
<blockquote style="background-color: #d9edf7;"><p><b>Consiglio:</b> Effettuare sempre fotografie esaustive nell&#8217;immediatezza dei fatti, e in caso di dubbio chiamare le forze dell&#8217;ordine per gli opportuni rilievi.</p></blockquote>
<p>Concordano anche i giudici di Cassazione con la ricostruzione effettuata nel merito, poiché valida e sorretta da una logica priva di errori. Pertanto, il Comune è da ritenersi senza colpa nell&#8217;incidente, provocato dalla condotta imprudente della ricorrente che scivola a pochi passi (quaranta metri di distanza) dalla propria abitazione, senza accorgersi dell&#8217;insidia per distrazione e a causa della scarsa illuminazione.<br />
Il ricorso va rigettato, nulla per le spese non avendo svolto difese la controparte.</p>
<p><a style="font-size: 80%;" href="http://www.studiocataldi.it/articoli/19914-insidie-stradali-inciampa-in-una-buca-vicino-casa-non-responsabile-il-comune-per-l-imperizia-della-donna.asp" target="_blank">Fonte -> Insidie stradali: inciampa in una buca vicino casa. Non responsabile il Comune per l&#8217;imperizia della donna &#8211; Lucia Izzo &#8211; studiocataldi.it</a></div></div></div></div></div></div>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com/2016/01/15/insidie-stradali-e-risarcimento-danni-attenzione-allaccusa-di-imperizia/">Insidie stradali e risarcimento danni: attenzione all&#8217;accusa di imperizia.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.studiodelcesta.com">Studio Del Cesta</a>.</p>
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